Bolla nel Calcio?




Ipotesi "Bubble" nel calcio Italiano per cercare di contenere i danni della pandemia da Covid-19 come nell'NBA americano

Juventus e Napoli: Guelfi e Ghibellini

Tutti gli appassionati di sport hanno vissuto con sentimenti contrastanti la vicenda della partita non disputata tra Juventus e Napoli a causa della mancata partenza della compagine partenopea verso il capoluogo piemontese. 
Per stabilire chi abbia o meno avuto ragione interverrà il giudice sportivo o, in caso di contestazioni, addirittura il TAR.  
Al di la di quelle che saranno le decisioni prese dagli organi istituzionali, a noi di Private Broking interessa fare una disamina obiettiva delle problematiche in campo con l’obiettivo di identificare soluzioni che consentano di superare l’impasse nel quale lo sport più seguito dagli italiani rischia di affondare.

Cosa prevede il protocollo
Innanzi tutto va sottolineato che il protocollo della Lega di Serie A prevede che la richiesta di rinvio di una partita possa essere inoltrata da una squadra solamente una volta nel corso di tutta la stagione. Se in una successiva partita non fosse possibile presentarsi con almeno 13 giocatori, verrebbe decretata la sconfitta a tavolino per 0-3.

    "la richiesta di rinvio può essere inoltrata solamente una volta nel corso di tutta la stagione"

L'applicazione del protocollo, alla luce di un calendario estremamente compatto, dovuto al ritardato inizio del campionato, potrebbe far saltare il banco.                                                                                                                                                                                                                                                            Se, per esempio, all'interno di uno spogliatoio si dovesse propagare un focolaio alla vigilia di un turno infrasettimanale, i dieci giorni di quarantena per chi risulta positivo, potrebbero impedire ad una squadra di avere il numero necessario di giocatori per almeno tre, forse quattro o più partite che, regolamento alla mano, verrebbero perse a tavolino. 
E’ di immediata intuizione che tutto questo avrebbe impatti devastanti e fortemente distorsivi sulla classifica.

Torino-Genova, un caso simile
Nello stesso weekend di Juventus-Napoli si doveva svolgere la partita tra Torino-Genoa. 
Oltre metà dei componenti della squadra della lanterna erano  stati contagiati dal Covid-19 e il presidente Preziosi, seguendo il protocollo di cui sopra, ha chiesto correttamente il rinvio dell’incontro, non potendo presentare una distinta di gara con almeno 13 elementi della prima squadra “sani”.
Il Genoa si è “salvato” da questa pesante situazione, in cui si trovava, grazie alla sosta per le partite della nazionale italiana in Nations League.

Big Match e Top Player 

E se a non essere disputato fosse un big-match di alta classifica?
Uno di quegli incontri che catalizzano l’attenzione del pubblico e fanno registrare picchi di audience negli ascolti televisivi?
Juventus-Napoli o il Derby di Milano, sono sfide sentitissime dalla tifoseria, la mancata disputa di questi incontri di cartello potrebbe essere il colpo del definitivo KO su un sistema calcio che dipende in maniera assoluta dagli introiti dei diritti televisivi e che punta molto, se non tutto, sull’incremento delle entrate dall’estero.
        "Il sistema calcio che dipende in maniera assoluta dagli introiti dei diritti televisivi"

Ma anche l’assenza di un Cristiano Ronaldo o di uno Zlatan Ibrahimović condizionerebbe l’appeal del campionato arrivando ad inficiare sia l’esito “regolare” della competizione che l’interesse degli spettatori sulle partite disputate a ranghi ridotti.
L’assenza per le prossime partite di Cristiano Ronaldo quanto inciderà sul rendimento della Juventus e sul numero di persone che, senza il campione Portoghese, decideranno di non sintonizzarsi sul canale che trasmette il match?

La soluzione USA: l’NBA bubble
Come spesso accade quando parliamo di gestione di eventi sportivi ad alto livello, dobbiamo spostare lo sguardo oltre oceano e vedere cosa hanno fatto gli amici della National Basketball Association.
L’NBA ha da subito adottato una soluzione tecnico-organizzativa radicale: dopo aver sospeso nella scorsa primavera la Regular Season, ha completato i Playoffs rinchiudendosi all’interno del parco divertimenti Disney World di Orlando (Florida), impedendo ogni contatto con l’esterno.
Tutti i giocatori e i membri dello staff hanno dovuto sottoporsi a tampone prima di entrare nella struttura, passando un periodo iniziale di totale isolamento.
Ma non solo gli atleti: cuochi, camerieri, giornalisti, arbitri, barbieri e qualsiasi persona che a vario titolo rientrassero nell’organizzazione dell’evento, hanno dovuto sottoporsi a tampone ogni giorno. 
Chiunque fosse uscito dalla “bolla” avrebbe poi dovuto passare 10 giorni di isolamento una volta rientrato.

Risultato? Organizzazione impeccabile
Negli oltre 100 giorni di attività della bolla non si è registrato neanche un caso di positività al Covid-19! 
Playoffs sono stati vinti dai Los Angeles Lakers di LeBron James e Anthony Davies sui Miami Heat di Jimmy Butler, con tutte le gare regolarmente disputate, a parte una breve interruzione, non dovuta al Covid-19,  bensì all’esplosione del movimento Black Lives Matter.
Certo è stata una situazione che comportato una indiscutibile pressione psicologica.Lo stesso MVP delle Finali e campione indiscusso, LeBron Jamesha confessato di aver seriamente pensato, diverse volte, di andarsene da Disney World, non riuscendo a sopportare quella situazione di particolare costrizione. 

La soluzione Italia: le micro-bolle
Ma quella della “bolla” è una realtà replicabile anche per il calcio, in Italia?
Nel nostro Paese non esiste alcun luogo che possa contenere ed isolare le 20 squadre di Serie A con tutti i giocatori e lo staff (in totale circa 800 persone) più arbitri, guardialinee e persone dell’organizzazione. Ricreare perciò un’unica, gigantesca bolla in stile NBA è impossibile.
L’idea potrebbe essere quella di generare 20 micro-bolle itineranti, una per ogni squadra di Serie A. Tutti i calciatori, allenatori e collaboratori dovrebbero vivere all’interno del medesimo albergo, ad uso esclusivo, uscirne solo per recarsi ai centri d’allenamento e alle partite, utilizzando anche in questo caso dei mezzi di trasporto dedicati e con la necessità di entrare in contatto solo con persone sottoposte alla stessa disciplina, limitando al massimo i contatti con l’esterno.

Questa soluzione dovrebbe affrontare due ostacoli:
Il primo è la volontà dei calciatori, già molto contrari ad una simile soluzione nel recente passato e ulteriormente suffragata da ciò che hanno confermato i giocatori dell’NBA. 
Senza dimenticare che il campionato di Serie A dovrebbe finire a Maggio e si parla pertanto di ben sette mesi di clausura nella bolla.Il secondo ostacolo, probabilmente il più insormontabile, è la contemporanea disputa delle competizioni europeeChampions League ed Europa League, e delle partite delle squadre nazionali. 
Per poter partecipare alle gare UEFA i calciatori dovrebbero per forza uscire dai loro mini-ritiri, viaggiare all’estero, in stati in cui magari la situazione dei contagi è peggiore di quella italiana, soggiornare in luoghi su cui i club non hanno il totale controllo per quanto concerne la sicurezza e la sanificazione.
Questo vanificherebbe qualsivoglia tentativo di proteggerli da contatti con l’esterno.
Per poter ricreare quindi anche nel calcio una “bolla” che possa essere rispettata ed efficace, è necessario un cambiamento più radicale e condiviso almeno a livello UEFA.
Andrebbero apportate diverse modifiche iniziando dai calendari, spostando, ad esempio, le competizioni europee e partite nazionali a fine stagione, anticipando la fine dei campionati a inizio Aprile. Vanno convinti i calciatori a sopportare un ritiro praticamente ininterrotto per oltre sei mesi, vigilando anche su tutte le persone che si occupano della parte organizzativa degli eventi calcistici.

È indubbiamente uno sforzo tecnico-organizzativo enorme ma se, per il bene di tutti, volgiamo che  uno degli spettacoli più belli al mondo continui a sopravvivere, dobbiamo tenerci pronti ad attrezzarci con soluzioni di pari efficacia.

The show must go on.